Jack London, le strade dell’uomo. Il volto inedito del grande scrittore

Jack London fotografo 

E’ stata un’esperienza appassionante sfogliare questo libro curato da Alessia Tagliaventi .“Jack London. Le strade dell’uomo è incentrato su una delle più grandi icone della letteratura americana; dalle sue 195 pagine, un mix di immagini e testi, emerge un lato nuovo ed inaspettato di Jack London. Ho apprezzato anche l’estetica semplice ed elegante della copertina rigida, giocata sulla tricromia ocra-bianco-nero; un involucro particolarmente gradevole, che poi, a sfogliarlo, rivela contenuti di eccezionale interesse.

Questi ultimi si possono suddividere in due tipologie, entrambe prodotto dell’inesauribile creatività di London: le fotografie e gli scritti. Le immagini sono quelle che lo scrittore stesso ha scattato durante le sue spedizioni ed i testi che le accompagnano sono tratti dai suoi capolavori di narrativa e giornalismo. Si tratta di diari e reportages che documentano episodi drammatici, viaggi ed esperienze più svariate, cui London ha assistito o partecipato in prima persona; molti di questi documentano eventi che hanno segnato l’epoca in cui visse. Le introduzioni ai vari capitoli della Tagliaventi completano l’insieme, inquadrando la cornice biografica che soggiace alle immagini e alle parole.

Documenti umani

Non tutti sanno che l’autore-cult di “Il richiamo della foresta” e di “Zanna Bianca”, era anche un valido fotografo. Per tutta la vita viaggiò in modo avventuroso, documentando ciò che vedeva con la sua Kodak, oltre che con la penna. La sua scelta di comunicare primariamente attraverso la scrittura, non deve far credere che ritenesse la fotografia un’arte minore o un semplice hobby. E le immagini di questo libro dimostrano quanto le fotografie parlassero dell’uomo, di come vedeva il mondo.

Per la prima volta in Italia, a un secolo dalla pubblicazione dei suoi testi più fortunati, viene data alle stampe un’opera organica sul suo lavoro di fotografo; il libro documenta un periodo preciso della vita dello scrittore americano, circa a metà della sua carriera letteraria, tra il 1900 e il 1916. Sono gli anni del successo per London; agli occhi del pubblico americano è già una leggenda, sia per i suoi scritti che per la sua vita avventurosa. Nell’arco di questi primi anni del Novecento, lo scrittore scatta dodicimila fotografie. Il suo sguardo curioso abbraccia il mondo e gli uomini che lo abitano; è diretto e privo di pregiudizi, come la sua scrittura. Acuto antropologo, ha studiato la nuova forma d’arte per uno scopo, che si può dedurre dal nome che aveva coniato per i suoi ritratti fotografici: “documenti umani”.

Dall’East End di Londra al viaggio sullo Snark

Le grandi vicende di cui è testimone scorrono davanti agli occhi come i fotogrammi di un film d’avventura o di un documentario socio-antropologico. C’è, ad esempio, la Londra dell’East End; per capirla davvero, London vi si cala all’interno come uno dei poveri che ci abitano. Resterà diversi mesi “nell’abisso”, vestito come loro, senza soldi come loro.

Quello che voglio fare è scendere nell’East End e vedere le cose con i miei occhi. Voglio sapere come vive la gente lì, e perché ci vive e per che cosa vive. Insomma vado a vivere lì anch’io.

Non è certo un ambiente facile, tuttavia London non ha paura di mescolarsi a quella miseria, portando vestiti mal messi e frequentando i ricoveri: sa che potrà conoscere la verità solo entrando a far parte di quella folla di derelitti. Il credo socialista per London non si esprime solo a livello teorico, al contrario si sposa con un sentimento di profonda empatia. L’obbiettivo della sua Kodak cerca allora il volto più vero dell’East End: bambini che giocano per strada, donne ubriache che si azzuffano, homeless che dormono nei parchi.

Anche la grande avventura del conflitto russo-giapponese, cui partecipa come inviato di guerra, mostra l’interesse dello scrittore verso l’uomo della strada. Spinto nelle retrovie, London si concentra sulla popolazione. Diversamente dai fotografi di guerra di quest’epoca, che enfatizzano le differenze razziali e la peculiarità delle terre straniere, London riesce a mettere a fuoco la follia e l’inutilità del conflitto. Lo scrittore cattura con acutezza l’umanità povera e stanca che incrocia lungo le strade: i visi segnati di rughe dei vecchi, la disperazione delle famiglie di rifugiati, i bambini rimasti senza casa. Si tratta di fotografie di grande intensità, che oggi non sfigurerebbero sulle pagine patinate del National Geographic.

L’altro grande dramma cui assiste London è il terremoto di San Francisco, che distrusse completamente la città nel 1906. Lo scrittore, che abitava poco lontano, a Sonoma, fu il primo ad arrivare sul posto, immortalando con la sua macchina le immagini del dramma appena avvenuto. Ovunque macerie, distruzione, sopravvissuti in fuga coi carri pieni delle loro cose. Uno spettacolo desolante e post-apocalittico, che London documenta col suo fare diretto, senza scadere nel sentimentalismo. Per molti queste sono le fotografie più riuscite ed efficaci della carriera di London fotografo.

Il viaggio intorno al mondo significa intensi momenti di vita

Infine, l’esperienza che chiude il libro riguarda la sfera più privata di London. Siamo nel 1907 e lo scrittore, ricco ed affermato, ora potrebbe tirare i remi in barca e godersi una vita più tranquilla. Si  è appena buttato alle spalle un periodo difficile, con lo scandalo del divorzio e la battaglia per vedere i suoi figli; un momento talmente duro da portarlo a pensieri suicidi. Per fortuna è passato e ora London vive in una nuova una casa a Glen Ellen in California, insieme all’amata Charmian, la sua seconda moglie, o, come la chiama lui, la sua “Donna Compagna“. Tuttavia la sua fame d’avventura lo spinge ancora una volta a prender il largo, questa volta insieme alla moglie. Con l’aiuto di un amico si costruisce lo Snark, una barca con cui, nell’aprile del 1907, salpa dal molo di San Francisco. Vuole realizzare il sogno della sua vita: un giro intorno al mondo in barca a vela. Sulla barca London si è equipaggiato per continuare a scrivere le sue mille parole al giorno, mentre lo Snark naviga attraverso i mari del Sud, dalle Hawaii alle Marchesi, fino alle isole Salomone. Purtroppo lo colpisce una malattia tropicale e deve fermare il viaggio prima del previsto, a due anni dalla partenza. Restano le fotografie di luoghi fino ad allora per lo più sconosciuti alle masse, che ritraggono le popolazioni indigene, le capanne, la vita di mare. Anche quando ritrae i nativi delle isole, lo sguardo di London, conserva sempre uno “stile diretto, acuto, libero dalla tentazione di cadere nei luoghi comuni”, come scrive la Tagliaventi.

London farà ritorno alla sua tenuta, che continuerà a sistemare ed abbellire per renderla una casa accogliente e bellissima.

Sarà una casa fatta di aria, sole e sorrisi.

Lo scrittore, dopo anni di malattia, si spegne qui nel 1916, a causa -forse- di un’uremia: ha solo quarant’anni.

Chiuso il libro, si sente una gran voglia di viaggiare e di conoscere il mondo. London è di grande ispirazione: sarebbe stato bello conoscerlo, e con questo libro ci si sente un po’ più vicini all’impresa.

Jack London. Le strade dell’Uomo

Curato da Alessia Tagliaventi

2015, Contrasto

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