Vacanze romane: discesa nella Roma sotterranea

Due sillabe, una città eterna

Roma, due semplici sillabe, dal suono pieno e rotondo. A pronunciarle, evocano un’immagine radiosa e senza tempo, quella della città eterna, e mai epiteto è stato più calzante di questo. La capitale esercita su di me uno strano effetto, un sentimento fatto di attrattiva e soggezione che mi tocca in modo particolare: cosa che, di solito, mi succede solo quando vado all’estero. Questa città mi accoglie sempre con un senso tale di magnificenza e grandiosità che, da molto tempo a questa parte, mi sento in dovere di tornarci almeno una volta l’anno. Il primo viaggio nella capitale fu con la scuola e per me si trattò di un’autentica rivelazione: Roma mi sbalordì con la sua immensità, mai visto nulla del genere. Uno dei ricordi più romantici, invece, è stato il concerto di Simon & Garfunkel al Colosseo nel luglio del 2004: Sound of Silence sotto la luna, chi se la scorda più!

L’ultima spedizione romana mi ha portato ad esplorare il lato più segreto e dark della capitale, oltre ad una serie di stupendi musei, alcuni dei quali non avevo ancora visitato. In effetti, dal punto di vista culturale, Roma sembra una fonte inesauribile di stimoli e opzioni: impossibile riuscire a coglierli tutti! Dunque, ecco qui la prima fetta delle mie Vacanze romane.

Trasporto e alloggio

Ho utilizzato il Trenitalia per scendere dalla Romagna al Lazio, dal momento che è il mezzo più pratico ed economico (Frecciabianca Ravenna-Roma Termini a partire da 19,90 € in Supereconomy). La stazione Termini è il principale nodo dei trasporti di Roma; certo, la zona non è ben frequentata, ma nei dintorni, da Piazza Repubblica facendo qualche passo su via Nazionale, si possono trovare ottimi alloggi a prezzi imbattibili. La mia base è il Soggiorno Comfort (camere 45-70,00 €), situato nella tranquilla traversa di via Palermo. La sua posizione, a metà strada tra la Stazione Termini e Piazza Venezia è perfetta, così come il prezzo. Da qui si raggiungono velocemente alcune delle sedi espositive più importanti di Roma, come le Scuderie del Quirinale o il Palazzo delle Esposizioni. Poco più in là c’è il suggestivo Rione Monti, con un’atmosfera da villaggio, punteggiato di vinerie e boutique originali.

Roma sotterranea

Il Colosseo

Con un bella passeggiata attraverso via Nazionale e via dei Fori Imperiali in circa 20 minuti arrivo alla mia destinazione: oggi mi godrò un il lato nascosto del Colosseo, grazie alla visita ai sotterranei e al terz’ordine. Finalmente, prenotando per tempo sul sito ufficiale, realizzo il sogno di trovarmi qui, negli antri bui e polverosi dove aspettavano i gladiatori prima di uscire allo scoperto a combattere, giocandosi la vita davanti ad una folla assetata di sangue. Questa visita guidata (12 € +2 € per il diritto prenotazione), fatta in piccoli gruppi, permette infatti di esplorare zone normalmente precluse agli altri visitatori, consentendo un percorso più completo e suggestivo.

Nei tempi antichi l’Anfiteatro Flavio, inaugurato nell’anno 80 d.C. , era molto diverso da come lo vediamo oggi, soprattutto nella parte interna; i secoli hanno svelato le diverse strutture murarie sottostanti alla pedana centrale, un tempo celate agli spettatori. Seguiamo la nostra guida, accedendo all’arena, che è stata in parte ricostruita per darci un’idea di cosa doveva essere starsene al centro del Colosseo.

Un tempo la superficie di legno era ricoperta di sabbia per impedire scivoloni e per assorbire il sangue versato. Al di sotto di questo livello c’erano tutte strutture che servivano a rendere lo spettacolo in superficie sempre più strabiliante; si trattava di montacarichi e carrucole che, grazie al sudore degli schiavi, facevano apparire da alcune botole guerrieri, attrezzature per le battaglie o belve esotiche, come i leoni o gli orsi. La guida ci illustra anche i passaggi da cui uscivano i gladiatori dopo la lotta: uno, da morti e perdenti, l’altro, da eroi vittoriosi. Molti di loro non morivano anche se perdevano il combattimento, grazie al famoso pollice in su dell’imperatore. I campioni raggiungevano una grande notorietà, diventando vere e proprie star; inoltre, il loro sudore veniva raccolto per essere venduto come il più efficace afrodisiaco e stimolante. Insomma, meglio del Viagra!

La cavea era la zona riservata al pubblico: i senatori sedevano nelle file più in basso, i cittadini facoltosi in quelle mediane e il popolo in quelle più alte. Il podium era il luogo riservato a imperatori, una terrazza davanti alle file dei posti a sedere. Saliamo al terzo ordine della cavea, dove ci accoglie un panorama completamente diverso dai sotterranei; siamo immersi nella luce e sotto di noi si stende lo spettacolo di Roma. Queste altezze vertiginose infatti regalano un punto di vista privilegiato sull’insieme del Colosseo, sui Fori Imperiali e l’Arco di Costantino.

Terminata la visita mi godo una bruschetta sotto all’Anfiteatro, buona nonostante il posto turistico (At Colosseum Subway Station, piazza del Colosseo 58), al costo di una manciata di spiccioli; il personale è simpatico e dalla battuta pronta.

Dopo un break in hotel, trascorro la serata a Trastevere, grazie all’autobus linea H Dei Capasso ( 10 minuti di corsa, fermata Nazionale/Esposizioni- fermata Trastevere). Questo quartiere possiede uno charme particolare e sembra che i suoi fortunati abitanti nutrano un forte senso di comunità e appartenenza. E’ una sorta di piccolo villaggio dentro la città, che ha ormai perso le sue origini popolari e operaie, per diventare zona residenziale ultra chic, popolata di facoltosi stranieri. Ceno nella terrazza di una trattoria piena d’atmosfera (Ai Spaghettari), di cui il pittoresco quartiere è traboccante.  Ordino dei classici, bucatini cacio e pepe e un bis di carciofi: alla giudia e alla romana..li adoro!

I primi derivano dall’antica tradizione culinaria del popolo ebreo e sono fritti; quella alla romana invece sono ripieni di un trito di erbe aromatiche e cotti nella pentola a testa in giù. Gnam! A metà del pasto inizia ad aggirarsi tra i tavoli una cantante, labbra fucsia e vestito a pois con sottogonna di tulle; gorgheggia canzoni in romanesco, un po’ sguaiate e piene di malinconia- stile Anna Magnani-, accompagnata da un chitarrista dall’aspetto altrettanto bizzarro. Fantastico, basta non farsi prendere di mira dalle sue canzonette mordaci!

Le catacombe

Mi alzo di buon ora per continuare le mie esplorazioni della Roma sotterranea. Per farlo, mi sposterò nella zona sud, che è verdeggiante e molto suggestiva. Dalla stazione della metro Colosseo prendo il Bus 118 e scendo alla fermata “Fosse Ardeatine”. Procedo a piedi in direzione sud est e, all’inizio della via Appia Antica, trovo la mia meta.

Nel sottosuolo della via Appia si nasconde un mondo misterioso, legato alla prima fase della cristianità: 300 km di gallerie che furono scavate dai cristiani per ospitare le loro tombe. Le catacombe erano cimiteri sotterranei di una vastità sorprendente, quasi una città sotto la città: un labirinto di vie immerse nell’ombra, di nicchie tombali e cappelle. Tutt’oggi non è possibile visitare l’intera estensione di questi ambienti scavati nella tenera roccia di tufo, fino ad una profondità di 20 metri; le catacombe principali sono quelle di San Callisto, Domitilla e San Sebastiano. Le visite guidate sono l’unico modo possibile per esplorarle: la guida è indispensabile perché ci si potrebbe perdere, proprio come fa il professor Cagnato nel film “Grande Grosso e Verdone”! Prima di accedere alle catacombe di San Sebastiano (8€), visito la chiesa che si trova al di sopra dei cunicoli, una basilica del IV secolo dedicata sempre a San Sebastiano. Dietro il suo nome particolarissimo, c’è una storia di visioni e spiritualità alle radici del cristianesimo. “Domine quo vadis?” sono le parole che pronunciò San Pietro, in fuga da Roma per sottrarsi alla persecuzione di Nerone. Rivolse questa semplice domanda all’apparizione improvvisa di Cristo sulla sua strada. La magica visione gli rispose che stava andando a Roma per essere crocifisso una seconda volta; Pietro capì l’antifona e tornò indietro, per essere arrestato e condannato a morte. Il pezzo forte di questa chiesa sono le impronte conservate all’interno, su di una lastra di marmo: secondo la leggenda sarebbero proprio quelle di Gesù!

Dopo questa prima emozione, mi accingo alla visita alle catacombe; la discesa nei sotterranei è preceduta dalla fase iniziale e preparatoria, in cui la guida riunisce il nostro piccolo gruppo fuori dall’ingresso, per darci alcune regole sulla sicurezza durante l’itinerario e per illustrarci la storia dei primi cristiani. Ci parla del nome delle catacombe: quelle in cui ci troviamo sono state le prime a chiamarsi così perché si trovavano vicino ad una grotta (kymbas in greco), termine poi esteso anche al resto dei cimiteri sotterranei. Scopriamo anche i simboli tramite i quali si riconoscevano e comunicavano i cristiani, come quello celebre del pesce, nella fase in cui la religione era ancora bandita. La guida illustra poi la tipologia di sepoltura: i corpi venivano deposti avvolti da teli bianchi nei loculi, che erano semplici nicchie rettangolari scavate nel tufo. L’idea di andare sotto terra mi causava un po’ di agitazione, a causa di una leggera forma di claustrofobia; tuttavia, la narrazione della guida era talmente coinvolgente e gli ambienti così suggestivi che non ho pensato per nulla alla situazione in sé e per sé. Siamo scesi attraverso una scaletta buia diversi metri sotto terra, fino al secondo livello (le catacombe ne hanno 3). Visitando questi ambienti pieni di mistero, sembra di andare alla scoperta di un luogo segreto, dopo secoli di oblio; a dire il vero mi sono sentita un po’ Indiana Jones! Il buio, l’odore del tufo e dell’umidità, gli stretti corridoi che d’un tratto si aprono su piccole cappelle affrescate: tutto contribuisce alla sensazione di suspense…stiamo camminando nella Storia.

Tornata alla luce, consumo il mio pranzo al sacco e poi mi perdo in una lunga passeggiata sulla strada consolare romana, detta anche regina viarum: l’Appia Antica. Il suo prestigio ha attraversato i secoli per giungere sino ad oggi, visto che è tutt’ora un luogo residenziale molto ambito.. e si capisce il perché. Un piede dopo l’altro cammino su questi sassi che hanno migliaia di anni, mentre intorno scorre una campagna verde e maestosa; le rovine occhieggiano tra i campi e le vallate verdi, l’aria è frizzante, il cielo terso.

L’Appia Antica partiva da Porta San Sebastiano, nei pressi della Terme di Caracalla e portava a sud, fino a Brindisi; porta questo nome dal console Appio Claudio Cieco che fece costruire i primi 90 km nel 312 a.C. Percorrendola ci si imbatte nel Mausoleo di Cecilia Metella (6 €), una tomba gigantesca di forma cilindrica costruita per la figlia di un console nel I secolo a.C..

Dopo aver visitato questo imponente mausoleo, cerco di riportare le mie stanche membra verso il centro, infilandomi sul primo autobus che passa; sono sempre pieni di solito, ma questo ora è vuoto, forse perché è domenica: io sono l’unica passeggera. Mentre l’autista chiacchiera fitto fitto con un altro che evidentemente ha appena finito il turno, io mi accorgo solo ora di aver perso il biglietto acquistato stamattina per il ritorno. Lo dico subito all’autista, interrompendo la sua conversazione. Mi risponde placidamente: “Nun se preoccupi”. Bene, giro gratis. I due continuano poi i loro discorsi in romanesco, come se io non ci fossi, scambiandosi opinioni sulle “signorine della notte” e sui migliori “saloni per massaggi” di Roma. Ah, il colore locale!

Arte e memento mori: la Galleria di Arte Antica e la cripta ossario dei Cappuccini

Il giorno seguente prendo la metro A in piazza della Repubblica, direzione Battistini. Scendo a Barberini e, dopo cappuccio e brioche, mi accingo ad iniziare la mia full immersion nell’arte. La Galleria nazionale di Arte antica (10 €) ospita diversi capolavori di epoca rinascimentale e barocca, nella sontuosa cornice di Palazzo Barberini, uno dei palazzi nobiliari più spettacolari di Roma. Il trionfo barocco dell’architettura si deve attribuire ad una serie di celebri architetti; da non perdere il confronto tra gli eterni rivali Bernini e Borromini (quasi uno scioglilingua) che hanno creato per l’edificio due scale di tipologia opposta. Quella elicoidale sulla destra dell’ingresso è di Francesco Borromini, mentre quella sulla sinistra, a pozzo quadrato, è di Gian Lorenzo Bernini.

Tra le opere della stupenda galleria ci sono la Fornarina (1518) di Raffaello che ritrae la sua amante, figlia di un fornaio di Trastevere, da cui il nome; sembra che la poverina, che in realtà si chiamava Margherita Luti, si sia rinchiusa in convento alla morte del giovane pittore.

Ci sono poi i magnifici capolavori di Caravaggio, pieni di pathos. Giuditta taglia la testa a Oloferne (1599) è uno dei suoi dipinti più forti, dove la tensione drammatica si esaspera nel chiaroscuro e nella violenta gestualità; indimenticabile il grido del condottiero assiro che viene decapitato dalla bella giudea. La storia che si cela dietro il mito è altrettanto intensa; sembra che Caravaggio fosse stato colpito dalla condanna a morte di Beatrice Cenci, una ragazza accusata di aver organizzato l’omicidio del padre, perché esasperata dai suoi continui abusi. Fu giustiziata a Castel Sant’Angelo nel 1599: decapitata con la spada davanti alla folla.

Caravaggio, dunque, volle raccontare della vicenda, ma lo fece attraverso il velo dignitoso del mito biblico; utilizzò come modella per Giuditta la bellissima cortigiana Fillide Melandroni, allora diciassettenne.

Dopo un panino e un caffè in un bar, mi preparo ora ad una visita che non si accorda molto con la digestione. Via Vittorio Veneto è una strada elegante che sale da Piazza Barberini a Villa Borghese; il suo nome evoca i dorati anni della Dolce Vita romana. Dietro la facciata borghese e bon ton, questa zona nasconde uno dei luoghi più oscuri della capitale. La Chiesa dell’Immacolata Concezione, al numero 27 di via Veneto, possiede una cripta-ossario  (8,50 €) che vale la pena di visitare, se si possiede uno stomaco forte. Con uno stravagante gusto per il macabro, migliaia di ossa umane, appartenute ai monaci cappuccini, sono state sistemate “artisticamente” in modo da creare audaci composizioni che decorano gli ambienti.

Le cornici dei quadri, i candelabri, i lampadari, tutto qui è fatto di ossa. Le pareti sono decorate con teschi, tibie, femori e via dicendo. E’ piuttosto impressionante passeggiare tra queste sale, non solo per la vista, ma soprattutto per l’odore che emanano i poveri resti. Alcuni scheletri sono stati lasciati integri e indossano ancora i sai monacali. Le ossa, appartenenti a circa 4000 confratelli, sono state sistemate dai cappuccini tra il 1528 e il 1870. Brrr…non riesco a trattenermi troppo in questo luogo, devo uscire a respirare!

Si conclude qui, tra i brividi più dark della capitale, la prima parte del mio itinerario romano.

A breve il proseguimento.

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