Viaggiare soli: le scuse per non farlo

Un argomento problematico

Ho già trattato in un precedente post il tema del viaggio in solitaria, sulle mie motivazioni e su come questa scelta venga percepita dagli altri. Se guardiamo in rete, può sembrare normale viaggiare soli, ma nella realtà di tutti i giorni la cosa è molto diversa; nella mia cerchia di conoscenze, ad esempio, sono l’unica a farlo. Vorrei dunque tornare sull’argomento per trattare la fase due, cioè le scuse che le persone accampano per non vivere quest’esperienza.

In effetti partire soli suscita sempre molta curiosità e, anche se io mi guardo bene dal suggerire agli altri di fare la stessa cosa, in molti casi sembra che l’atto stesso venga percepito come una sottile critica a chi non lo fa. Ho notato che diverse persone si sentono in dovere di spiegare perché non partirebbero mai in vacanza senza compagnia; mi sento dire continuamente che, sì, anche loro, vorrebbero provare, ma ci sono ostacoli- all’apparenza insormontabili- per farlo. Esaminando ciò che mi viene ripetuto e ripetuto ancora, credo che le loro motivazioni non siano poi così forti: in poche parole, penso che ci sia qualcos’altro sotto.

Le scuse più gettonate

Non entrerò nel vischioso tema dei rapporti di coppia e di famiglia, perché queste dinamiche, squisitamente private, sono un terreno minato. Il mio post, dunque, diciamo pure che riguarda i singles e coloro che hanno un/a compagno/a che accetterebbe un eventuale viaggio in solitaria del proprio partner. Ecco dunque la top five delle scuse che l’aspirante #solotraveller utilizza per evitare di realizzare il suo progetto:

1) Ho paura di non cavarmela da solo: e se succedesse qualcosa?

Intanto, non bisogna essere catastrofisti. Perché dovrebbe capitarvi un qualche evento infausto proprio in questa occasione? Inoltre spesso chi viaggia solo è più sull’attenti di chi lo fa in gruppo: è una questione di sopravvivenza, si è più preparati e non ci si perde in chiacchiere. Con le ottime guide turistiche in circolazione e il magico aiuto di internet, oggi diventa sempre più difficile avere brutte sorprese in viaggio. Per premunirvi dunque preparate bene il soggiorno e, se è il caso, stipulate un’assicurazione di viaggio adeguata (che, tra l’altro, in certi paesi è anche obbligatoria, sennò non vi fanno entrare).

Secondariamente, non tutti i compagni di viaggio sono solerti e capaci; quindi partire in compagnia non è sempre sinonimo di una vacanza facile e senza rischi. Mi è capitato di viaggiare con dei pesi morti, amici fantastici durante “la vita normale” che si trasformavano in individui bisognosi e lamentevoli durante il viaggio. Più che risolverli, i problemi li creavano! D’altro canto quando qualcosa di inatteso capita a te, dal perdere un documento, all’ammalarsi, non è piacevole turbare la vacanza altrui, e chi ci accompagna, in effetti, non è troppo entusiasta di farci da infermiere o da soccorritore. E’ facile allora sentirsi di peso, sensazione davvero detestabile.

Se poi, dovesse capitare qualcosa, con tutta probabilità si tratterà di un inconveniente gestibile, ad esempio un’influenza o un forte raffreddore. In questo caso vi metterete a letto e prenderete un paio di aspirine (quelle che, saggiamente, vi sarete portati in valigia). Alla fine, non morirà nessuno. In seguito, l’episodio diventerà materiale per un gustoso aneddoto, di stampo fantozziano o epico, a seconda di come lo presenterete, da sfoderare con grazia alle cene in compagnia: Ricordo quella volta che ero da solo Parigi e che mi sono cuccato 38 di febbre...”

2) Una volta là, da solo, non saprei cosa fare.

Ma come? Si faranno le stesse cose che si sarebbero fatte in compagnia! Le piramidi Maya, visitate in gruppo o da soli sono sempre quelle, meravigliose e imponenti. Lo shopping a Notting Hill è entusiasmante anche se siete da soli, anzi, non dovrete aspettare e consigliare chi vi accompagna, né portare borse e pacchi che non sono i vostri.

La spiaggia paradisiaca che sognate, che sia quella delle Maldive o della Sardegna, è pronta a sfoderare tutto il suo fascino anche per il viaggiatore singolo: un libro, l’orizzonte marino, il sole, un cocktail al tramonto… che vi serve di più?

3) Temo la solitudine

Intanto vedrei la solitudine come un vantaggio: si abbandona il quotidiano chiacchiericcio per riflettere e godersi l’esperienza più in profondità. Inoltre, ci sono moltissime opportunità per fare conoscenze in viaggio. Chi l’ha detto che dobbiamo portarceli da casa gli amici? Possiamo trovarli là. In fondo non stiamo partendo per la luna ed incontreremo sicuramente molte persone durante il soggiorno. In realtà chi viaggia solo è spesso più aperto agli altri, perché molte volte in coppia o in gruppo ci si chiude molto, come in una piccola bolla, fatta di sicurezza, confidenza e di comfort. Che bisogno c’è di parlare con gli altri se abbiamo la nostra migliore amica vicino o il marito/fidanzato?

Per socializzare, si può partecipare ad escursioni, visite guidatecorsi: le giornate passeranno in fretta. La sera può essere il momento in cui i viaggiatore solitario si sente un po’ in difficoltà. Esistono molti modi per passare una serata originale e in mezzo alla gente. Ci sono le cene con delitto, dove i partecipanti assistono alla messa in scena di un crimine e devono scoprire l’assassino insieme. Oppure i Ghost tours, gettonatissimi da Venezia a Londra ed in molte altre città del pianeta.

Per continuare sul tema brividi, ora sono molto di moda le cosiddette Escape rooms; si tratta di un gioco in cui si viene rinchiusi in piccoli gruppi all’interno di una stanza con un’ambientazione particolare, di solito a sfondo dark. In un certo tempo si devono rintracciare gli indizi e risolvere l’enigma proposto, in modo da poter uscire. Per saperne di più su queste iniziative basta controllare sui siti del turismo o sbocconcellare qualche dritta dai viaggiatori in rete. Per farsi due risate, guardarsi l’episodio a tema della fantastica sitcom The Big Bang Theory!

Anche Airbnb propone, oltre agli alloggi, delle “esperienze”, che aiutano chi viaggia ad immergersi nella realtà locale e divertirsi. Si tratta di persone del luogo che organizzano brevi corsi o incontri sugli argomenti più svariati: cucina, arte, yoga, passeggiate urbane alla ricerca di Street Art, giri in mongolfiera, etc. Si prenota e si paga sul sito, poi si partecipa all’evento. Se giudicate queste idee troppo impegnative, una semplice cena in un locale molto frequentato, uno spettacolo a teatro, così come un concerto, possono portarvi a conoscere qualcuno, proprio come succede nella vita di tutti i giorni.

4) Non conosco le lingue

Ho già trattato a lungo di questo argomento; mi limiterò dunque a ribadire che al giorno d’oggi si può benissimo viaggiare senza sapere le lingue. Conoscere una lingua è una cosa, saper comunicare è un’altra, molto più semplice di quanto si creda. E poi, andiamo, c’è pure google traduttore…

5) E’ troppo costoso

Siamo d’accordo che sia più costosa una singola di una doppia; se non siete disposti al Couchsurfing, a dormire nelle camerate degli ostelli o ad altre soluzioni alternative, dovete calcolare qualcosa in più per il soggiorno. Non si parla tuttavia di cifre molto più abbondanti, che vi rovineranno. Un weekend in Europa, scegliendo mete low cost come la Croazia o la Polonia, o magari un viaggetto dietro casa, in quel borgo così carino che avete voluto sempre visitare, non ha un costo poi così proibitivo, a pensarci bene. Ci sono budget di ogni misura, se si spulcia qua e là.

Devo specificare che il fattore economico è una scusa molto utilizzata, anche per evitare i viaggi in generale, oltre che quelli in solitaria: non sempre però ciò risponde a verità. Capita spesso sentir dire la gente “mi piacerebbe viaggiare, ma non ho i soldi per farlo ”, ma poi le stesse persone si daranno allo shopping compulsivo più sfrenato o ceneranno in ristoranti costosi. Penso che in realtà sia tutta una questione di abitudine e di schemi mentali. Poche persone, al giorno d’oggi, possono togliersi diversi sfizi alla volta: in questi tempi di crisi occorre per forza operare una scelta tra le spese “superflue”.

Ciascuno vive la propria vita come vuole, giustamente, e secondo le inclinazioni e i valori che gli sono propri. Tuttavia, il modo in cui spendiamo può svelare alcuni moventi psicologici particolari. Un sondaggio condotto da SWG per Greenpeace su un campione di 1.000 italiani, uomini e donne tra i 20 e 45 anni, rivela che una persona su due dichiara di possedere più capi di abbigliamento di quanti ne abbia realmente bisogno. L’industria della moda è una delle più inquinanti al mondo e approfitta della nostra mancanza di autostima; il senso di euforia dopo gli acquisti, infatti, ha breve durata e ci si ritrova col portafoglio vuoto. Un viaggio, invece, è anche un investimento su di sé, qualcosa che ci porterà una ricchezza nuova e durevole,  dando valore alla nostra vita.

Cosa c’è dietro le scuse?

Freya Stark, scrittrice e viaggiatrice appassionata, aveva un’opinione ben precisa sulla difficoltà di starsene soli, che io condivido in modo assoluto. Pensava che una grossa fetta di persone nutrisse una paura profonda di arrestare il quotidiano tran tran, frenetico, ma in fondo rassicurante. Tenersi sempre occupati e attorniati di persone fa sentire più tranquilli, ma preclude anche esperienze interiori gratificanti. Solitudine significa pensare, sollevarsi in alto, al di sopra di ciò che è poco importante. Non è sempre facile fermarsi, starsene in silenzio per ascoltare se stessi e la vita, che va avanti nel suo mistero e nella sua bellezza.

Infine, personalmente ritengo che una delle motivazioni più forti che stanno dietro al rifiuto del viaggio in solitaria sia di carattere sociale e culturale, almeno per buona parte della gente. Siamo stati sempre abituati a concepire il viaggio in compagnia, fin da piccoli. Si partiva in famiglia per le vacanze, ovviamente. Poi con la scuola, con gli amici, in coppia: man mano che si cresceva il viaggio variava quanto a mete e stile, ma manteneva sempre una costante, quella della compagnia.

Le fotografie dei villaggi vacanze, delle compagnie aeree o dei siti del turismo, ritraggono sempre coppie o piccoli gruppi; quando si va a prenotare un albergo la pagina è già impostata con quel fantomatico 2, nella casella degli ospiti. Come se fosse accettabile e decente solo partire da quel 2! In qualche modo, ci viene inculcato che è giusto così, che dobbiamo aderire a quelle immagini stereotipate: qualcosa di diverso sarebbe “strano”. Come stanno strette, però, le categorie che ci vengono imposte!

Se l’uomo è un animale sociale, lo convengo, ciò non significa che nei suoi viaggi si debba portar dietro qualcuno per forza. Può rimanere sociale, spostandosi in un altro luogo della terra che non sia casa sua, incontrando altri animali sociali come lui, che vivono lì. Magari si potrebbe scoprire qualcosa di bello, ad esempio la libertà.

O no??

Chi non ama la solitudine non ama neppure la libertà, perché si è liberi unicamente quando si è soli.

Arthur Schopenhauer

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