La Domus dei Tappeti di Pietra

Il tesoro sepolto di via D’Azeglio

Ravenna, 1993. In via D’Azeglio uno scavatore stava sollevando grosse zolle di terreno, per creare un invaso destinato ad un parcheggio. Giunta alla profondità di 4 metri, la benna riemerge con qualcosa di stupefacente, alcuni lacerti di un mosaico policromo di grande pregio. Si scoprirà che fanno parte di una vasta area abitativa: sarà una delle più grandi scoperte archeologiche degli ultimi decenni.

Il complesso archeologico

Subito si organizzano le campagne di scavo, che svelano il tesoro che se ne stava sepolto solo qualche metro sotto la strada, ormai da diversi secoli: un grande complesso composto da diversi strati, che comprendeva abitazioni e strutture architettoniche di epoche differenti.

I frammenti si inseriscono nelle maglie regolari dell’impronta del castrum romano, restituendo un avvincente spaccato della storia antica di Ravenna, dal periodo augusteo all’età altomedievale.

Ai fini del restauro e della musealizzazione, tra le varie fasi costruttive gli archeologi privilegiano quella di un palazzetto di epoca teodericiana-bizantina, sorto intorno al V-VI secolo.

La ragione della scelta risiede nel fatto che questo è il primo e unico strato che si può scavare interamente; in secondo luogo, ci sono la qualità e la varietà dei mosaici pavimentali del palazzetto, che, per di più, si ricollega storicamente con i maggiori monumenti di Ravenna.

Infine, si tratta dell’unico edificio privato noto di quell’e. I mosaici pavimentali, restaurati con cura e ricollocati nel luogo del ritrovamento, erano talmente pregevoli che il palazzo si è guadagnato l’appellativo di Domus dei Tappeti di Pietra, secondo la felice definizione di Federico Zeri; con questo nome, dunque, il sito archeologico viene inaugurato a Ravenna nel 2002.

La visita alla Domus dei Tappeti di Pietra

Cos’è rimasto dunque di quella Domus? La mobilia e i vari oggetti contenuti nella casa naturalmente sono andati perduti, mentre si è salvato qualche marmo e l’esteso pavimento musivo con decorazioni geometriche e a figure.

Il percorso di visita è particolarmente suggestivo e vanta un punto di partenza originale: l’ingresso, infatti, è collocato all’interno della settecentesca chiesetta di Sant’Eufemia, in via Barbiani. Per accedere agli scavi il visitatore deve attraversare lo spazio intimo e raccolto del piccolo tempio; di qui può raggiungere la biglietteria e la sala conferenze, dove è possibile assistere alla proiezione di un filmato in 3D che ricostruisce le sembianze della domus.

L’accurata ricostruzione è stata effettuata sulla base dei resti archeologici e sulla forma delle altre case della stessa tipologia. Grazie ad essa si ci si rende conto delle dimensioni di questa domus, tanto vasta ed elegante da potersi definire un palazzetto; era fornita di numerose stanze e di uno spazio verde per l’orto ed il giardino, al centro del quale v’era una fontana.

Il dominus che abitava questa sontuosa proprietà ricopriva probabilmente la carica di alto funzionario presso la corte ravennate; solo un mestiere di tale importanza, infatti, può giustificare i lussi del palazzo, dove il signore deve aver vissuto un’esistenza agiata, condivisa probabilmente con la moglie ed i figli.

Una volta terminato il breve documentario introduttivo, si scende sotto il livello della strada attraverso una rampa di scale. Giunti nell’ipogeo, appare la vasta distesa di marmi e mosaici policromi, all’incirca quattrocento metri quadrati, che ricostruiscono i pavimenti della casa; già al primo colpo d’occhio, si può capire qualcosa della distribuzione delle stanze, in tutto 14. Una passerella in ferro e vetro, leggermente sopraelevata rispetto alle pavimentazioni, percorre un itinerario anulare, disponendosi sul tracciato dei muri di separazione delle stanze.

Le decorazioni geometriche sono armoniose, di una bellezza rigorosa, quasi ipnotica; tuttavia, ciò che colpisce maggiormente l’attenzione sono i mosaici a figure umane. Il primo raffigura l’emblema del Buon Pastore, così chiamato perché riprende l’iconografia cristiana del pastore con le sue pecore. Risale ad un periodo precedente rispetto al palazzetto bizantino, verso la metà del IV secolo; si è anche ipotizzato che la figura in casacca azzurra, dai grandi occhi scuri, fosse legata al culto di Orfeo, perché mancano alcuni degli attributi consueti del Buon Pastore, come l’aureola.

Anche il secondo mosaico a figure si fa notare per magnificenza e rarità; rappresenta la Danza dei Geni delle Stagioni e si trovava al centro della stanza più rappresentativa della domus. All’interno di una cornice a treccia, i Geni delle Stagioni danzano in cerchio al suono di una siringa tenuta da un musico in secondo piano, che incarna la personificazione del Tempo. Autunno, Primavera, Inverno ed Estate (purtroppo quasi interamente perduta), sono riconoscibili per gli abiti caratteristici della stagione.

L’iconografia sembra riferirsi ad una concezione del tempo di matrice pagana, che lo vedeva come un moto circolare ed ininterrotto, al contrario della visione rettilinea ed ascendente del cristianesimo. Altro elemento originale è lo stile: le raffigurazioni sono animate  e dinamiche, i visi hanno tratti espressionistici, molto diverse dalle coeve rappresentazioni delle chiese ravennati, caratterizzate da uno stile più astratto e ieratico. Se ne deduce che il mosaico fu eseguito secondo il gusto particolare e le credenze religiose del proprietario della domus, che aveva deciso di allontanarsi dagli schemi imperanti nell’arte ufficiale per decorare lo spazio privato della sua bella casa.

Domus dei Tappeti di Pietra

Via Gian Battista Barbiani, 16, Ravenna

Orari:

estivo: tutti i giorni 10.00 – 18.30
invernale: lunedì – venerdì 10.00 – 17.00, sabato, domenica e festivi 10.00 – 18.00

Ingresso: 4 euro, ridotto 3 euro

Come arrivare: la Domus si trova nel centro storico di Ravenna, nella zona a traffico limitato.  Da Piazza Baracca, dove è possibile parcheggiare l’auto a pagamento, sono solo tre minuti di cammino (500 mt); in alternativa c’è il vicino parcheggio custodito di  Largo Giustinano. Dalla stazione linea bus n. 1, Fermata  via d’Azeglio a 50 metri.

 

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